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Filmrolle für Popol Vuh

Source: Melanie, nr.49, p.23, 1974
Author:

Filmrolle für Popol Vuh

Florian Fricke, Münchner Komponist, spielt in seiner ersten Filmrolle einen blinden Pianisten. Der Chef der Münchner “sakralen” Popgruppe Popol Vuh wurde von Filmregisseur Werner Herzog für seinen neuen Spielfilm “Kaspar Hauser” verpflichtet. Nach den Dreharbeiten komponierte Florian Fricke, der durch die “Perlenklänge” seiner bisher vier Langspielplatten bekannt wurde, auch die Musik für Herzogs neuen Film.

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Popol Vuh - Deutschland über Alles

Source: Nuovo Sound, nr.3, p.11, 1974
Author: F. Ghisellini

DEUTSCHLAND ÜBER ALLES

1.HOSIANNA MANTRA: Ah! / Kyrie / Hosianna Mantra 2 / DAS V. BUCH MOSE: Abschied / Segnung / Andacht / Nicht hoch im Himmel / Andacht

Popol Vuh (piano, cembalo), Conny veit (chitarra), Robert Eliscu (oboe), Djong Yun (soprano), Klaus Wiese (tambura) e Fritz Sonnleitner (violino)

“Terra!”, dissero

Questa è la testimonianza. L’universo era quieto. Nessun alto, Nessun suono, il mondo. E lo spazio del Cielo era vuoto. Questa è la prima testimonianza, la prima parola, ……. L’aspetto della Terra non era ancor rivelato. C’erano soltanto il mare dolce e lo spazio vasto del Cielo …. solo  l’acqua in riposo, il mare dolce, deserto e silenzioso. Null’altro …. “Sia la luce! S’illuminino il cielo e la terra! Non vi sarà né gloria né grandezza finchè l úomo non comparirà, finchè l úomo non sará creato”. Cosi parlarono.” Tzako  ik Creatore e Bitò il Formatore do vettero tuttavia procedure a numerosi tentativi prima di ottenere l’essere desiderato, tentativi che del resto il Popol Vuh riporta nella loro interezza. Il Popol Vuh  etteralmente “libre della Nazione”. “Le bibbia americana”, il testo fondamentale degli arcaici Maya Guatemaltechi, un libro-antico di millenii cui punti fondamentali ricalcano fedelmente il senso di un’altra parte della terra, in un tempo distante secoli. La nostra.

C’`e la stessa crezione, l’identico diluvio, il medesimo aprirsi delle onde dinanzi alla fede di un popolo. Hosianna Mantra, la traduzione simbolica di un’universale analogia religiosa, fusione di cristianesimo e induismo, non solo: la resa musicale dell’opera spingendosi fino al canto gregoriano, all’impostazione sinfonica soprattutto di alcuni spunti per l ‘oboe, a melodie che denunciano chiara

Mente origini ancora piu fontane, e non solo nello spezio. L ‘album arriva dopo quell “In der garten Pharaos”da molti ritenuto il capolavoro della nuova musica tedesca, ma addiritura di tutta quella espressione artitica che ha po tuto porre alle sue basi una concezione realmente universale

Del mondo, fosse essa di natura filosofica, politica o, come in questo caso, religiosa. “Hosianna Mantra” e “Seligpreisung” possiedono, come testi, sottanto vere e proprie preghiera (in “Seligpreisung”viene addiritura riportato un passaggio del celeberrimo “discorso della montagna”). “In der garten Pharaos”: le uniche voci salgono dalla profonditá purissima del fiussa sonor, il purpureo tappeto steso per l‘incedere solenne delle canne d’organo.

La medesima omogeneità contenutistica che risulta dalle anti tetiche strutter d “Hosianna Mantra”le note scintilanti e multicolori della chitarra e del piano di Florian Fricke, fili di un leggerissimo arazzo cucito dalla voce di Djong Yun. L ‘unità del tutto viene raggiunta non più attraverso accordi ben saldi e possenti; al contrario è proprio l’apparente fragilita delle situazioni sonore, il loro vaporizzarsi incessante ad immergere le melodie nel caldo alveo della poesia, universal e purissimo.

La reale grandezza dell’opera sta infine, a mio aviso, nella sua innegabile autonomia dalle premesse, pur ben precise, che la sostengono; voglio dire che è possible inebriasi di questa musica nache ignorandone el messagio, anche ascoltandola per la prima volta. Sarebbe tuttavia negative il voler limitarsi al puro significato emozionale, quando intuissimo il piu vasto campo in cui I Popol Vuh hanno da sempre spaziato. La loro ricercar mistica ha spesso conservato, accanto alla rivoluzionaria fusion delle varie religioni, un’atteggiamento nelle forme piutosto ortodosse.

Ci si rifa direttamente al Vecchio (in “Hosianna Mantra” tutta la seconda facciata risulta ispirata al quinto libro di Mosé) e al Nuovo Testamento, come per “Seligpreisung”. Le radici sonc piu che altro affondatte nella versione bibli ca  ci riferiamo a tutte le religioni universali, non solo alla cri

Stiana in cui, al di là delle visioni moralistiche di un dio buono o terribile, egli e visto suprattutto come entita creatrice e per questo suprema per questo degno di essere invocato da cosi dolci suoni e canti.

Per “il libro della nazione   e infatti questa la dimensione  divina da attrabuire a Tzakol il Creatore e a Bitol il Formatore, omnipotenti in assoluto, sciolti da qualsiasi considerazione che possa provenire dalla miope sfera morale nella quale l’uomo quotidianamente si aggita, capaci persino di astutitre le facolta di uomini che, per errore, avevano vreato troppo simili a se stressi uomini che “potevano conoscere tutto quanto c al mondo. Qunado guardavano vedevano tutto, la cupola del Cielo e l’interno della terra. Zeozo muoverso vedevano tutte le cose nascotste, lontane ….. Grande era le loro saggezza. Il loro occhio giungeva alle foreste alle roccie alle lagune ai mai ai monti e alle valte. In verita erano uomini meravigliosi”

Fabrizio Ghisellini

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Popol Vuh e Cacciapaglia a Milano

Source:  Gong, nr.12, p.27, 1975
Author: M. Fumagali 

Popol Vuh e Cacciapaglia a Milano

Dopo una lunga altalena di annunci, rinvii, problemi tecnici, squallide manovre di sottogoverno Gong è riuscito a coronare un suo piccolo grande sogno: un concerto gratuito, a Milano, con un nome del calibro Popol Vuh ed uno  spazio per un dibattito sull’uso della musica.

L’Università Statale si è dimostrata la situazione ideale: moltissima gente, acustica decisamente accettabile, attenzione, certo poca passività. Ha aperto Roberto Cacciapaglia, un nome su cui mi sento pronto a scommettere una posta non indifferente. Era la prima uscita in grande stile del milanese, che ha saputo gestirla con intelligenza e professionismo: archi, fiati, una strumentazione “classica” usata con lucidissimo senso della sonorità, in una continua tensione verso la definizione di atmosfere di consistenza diversissima, ondate senza fine di organo e stretti dribblings acustici in controtempo.

Già ben più maturo ed originale di tanti “corrieri cosmici”, Cacciapaglia deve solo limare qualche calligrafismo un po’ compiaciuto, trovare una giusta diemsione a certi flashback romantici che affiorano di tanto in tanto. Un’ ottima sorpresa, se vogliamo tirare le somme.

I Popol Vuh sono saliti sul palco impacciati come cristiani in procinto di essere gettati alle belve. Per loro si tratava di uno dei primissimi concerti in questa formazione, curiosamente “povera”. (Florian Fricke al piano, Daniel Fichlescher alla chitaara e l’ex Amon Duul, enate Kanup al canto). Il fatto ha voluto che noiosi problemi di amplificazione abbiano cancellato, per metà concerto, il piano di Fricke: con la solo chitarra di Fichelscher pur bravo e creativo, a ricucire le trame sonore, i brani hanno lentamente acquisito una certa piattezza e monoliticità.  

Meglio la second aparte con I protagonisti rinfrancati  e qualche delizioso duetto strumentale: anche se alla fragilità già notata nelle ultime incisioni Popol Vuh non ha certo giovato la scarna strumentazione, un basso ed un altro strumento solista sembravano davvero indispensabili. Una bella festa, comunque, conclsa sulle note di Hosianna Mantra per la felicità di noi inguaribili sognatori di musica per tutti, music per la gente…. Ci riproveremo.   

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La Religiosita Eclettica

Bron: Ciao2001, nr. 30, p.39-40, 1975 
Auteur: D. Caroli

 

 La Religiosita Eclettica

foto sounds 70Die fortschrittlichste, ausgereifteste und vielleicht wichtigste deutsche Plattenproduktion will jedoch bis jetzt nich keine Plattenfirma veröffentlichen. Zu wenig expressiv, zu weit voraus, zu aleatorisch erscheint den bei Deutschlands etablierten Plattenfirmen angestellten

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Popol Vuh - Il suono Biblico, ma non più tanto

Source: Ciao2001, nr.17, 1976
Author: Enrico Gregori / Daniele Caroli

Popol Vuh - Il suono Biblico, ma non più tanto

MENTRE ENRICO GREGORI
CI PARLA DI ‘AGUIRRE’, LAVORO
RISALENTE AD ANNI FA.
MA CHE SOLO ORA VEDE LA LUCE:
DANIELE CAROLI RIPORTA
UNA LUNGA INTERVISTA CON DANIEL
E FLORIAN, PER POI DARCI
L’ANTEPRIMA DEL REALE NUOVO ALBUM
DEI POPOL VUH CHE.
PROBABILMENTE, VEDRA’LA LUCE
ENTRO IL MESE DI MAGGIO.
DICE DANIEL: “SIAMO FELICI
DELLA NOSTRA MUSICA
MA CI INTERESSEREBBE RENDERLA
PIU’PODEROSA.....”


Aguirre

Popol Vuh di oggi nascono con la svolta di ‘Seligpreisung’, album eccezionale pur nella sua contraddittorietà; ma poco interessa a Fricke e colleghi di rimanere sulle posizioni che valsero a sottolineare il gruppo come uno dei più originali e creativi degli anni ‘70 poiché evolversi nel tempo non vuoi sempre dire perdere credibilità. Sostanzialmente le scelte del gruppo tedesco vanno a cadere nella pace; nellámore e nella devozione intesa come riferimento spirituale ad un qualcosa di grande e meraviglioso che sembra definire la nostra esistenza, ma se questo processo appare evidente soltano da ‘Seligpreisung’in poi il motivo va ricercato essenzialmente nei nuovi colori di un ‘sound’ più fruiile ma, a tratti, più lirico. E si ha spesso la sensazione di venire a contatto con una materia poco definita come se i Popol Vuh volessero a tutti i costi dar vita a sonorità sfuggenti che rimangono nelle orecchie per pochi istnati e si succedono via via che il discorso musicale prendre consistenza anche se, in realtà, è solo il ricchissimo impasto sonoro che provoca una tale impressione.
E allora, come leggere il discorso dei Popol Vuh? Ritengo che sia elemento indispensabile prendere in considerazione la personalità e l’estrazione ,usicale dei componenti il gruppo che, a mio avviso, è il tipico esempio di riuscito incontro tra materiale umano tanto diverso. Florian Fricke, pèro, data la caratteristica impostazione del gruppo, appare la figura più determinante ai fini della costruzione vera e propria della musica in quanto proprio a lui si deve il meticoloso lavoro di ricerca tra le pagine dei vari Testi Sacri dai quali trae ispirazione per la stesura dei suoi canti.
Spostando il discorso su di un livello puramente tecnico non si pùo non notare il suo pianismo lucido e maestoso che dà vita a sonorità cristalline di indubbia efficacia senza mai cadere in preziosi ricami: il suo è uno stile che tende all’éssenziale ma che si rivela, ad esempio, il cardine di un’opera del calibro di “Hosianna Mantra” ove Fricke è bravissimo nell’offrice dei quadrette impressionistici lontani mille miglia dal calcolo estetico. Uno sguardo sia pure superficiale ai testi di “Seligpreisung”, colti interamente dal Vangelo di matteo, chiarisce immediatamente la figura del Fricke confessionista e completamente affascinato dalla liturgia cristina. La religione innanzitutto, ma espressa e manifestata dal tramite musicale. Il concetto della manifestazione o della rivelazione che dir si voglia, è al musicista particolarmente caro dato che in Aguirre troviame l’intera seconda facciata presa da una composizione alquanto interlocutoria initolata ‘Vergegenwartigung”che vuoi dire appunto rivelazione e che si basa su di un lavorio elettronico tenue e graduale proprio come l’atmosfera di una manifestazione divina. Ma protagonista importantissimo dell'odierno “suono” dei Popol Vuh è anche Daniel Fichelscher per mano del quale la musica del complesso tedesco acquista una sensibile fluidità che sarà elemento discriminante tra “Hosianna Mantra”, e le opere posteriori. Il chitarrista ha uno stile prettamente "weastcoastiano" che emerge non tanto nell'uso della chitarra acustica quanto nello strumento elettrico che Fichelscher adopera alla stregua dei vari Duncan e Cipollina, sfruttando gli intrecci armonici delle note alte giocando molto su tonalità limpide alla "Shandy Grove".
Dunque, Fichelscher e Fricke formano il nucleo centrale dei Popol Vuh che ritroviamo in “Einsjäger und Siebenjäger”, “Das Hohelied Salomos”e “Aguirre” che, in realtà, per essere usato come colonna sonora del film “Furore di Dio”, fu composto ed inciso tra i due lavori sunnominati. Ma prescindendo dalla collocazione cronologica del disco, si può dire che in “Aguirre” gli elementi del “suono” dei Popol Vuh ci sono tutti e vanno a confluire nel lirismo eccezionale già padrone di un'opera meravigliosa come “Seligpreisung”.
Però, a ben vedere, i Popol Vuh, almeno oggi, risultano il più atipico fra i gruppi tedeschi perché mentre i Tangerine Dream o i Kraftwerk semplificano il loro discorso rimanendo sempre nell'ambito della evanescenza dei “Corrieri Cosmici”, loro optano per un sound di tipo internazionale che coinvolge varie influenze e varie culture e che, tutto sommato, si presenta come la più concreta alternativa nel povero panorama attuale.   Enrico Gregori

Intervista con Daniel & Florian

MILANO

Qualche tempo fa, i Popol Vuh sono stati a Milano per uno sfortunato concerto all'Università Statale. In quell'occasione per il gruppo tedesco era stato organizzato un incontro con la stampa e il chitarrista-batterista Daniel Fichelscher ha fatto un po' da portavoce per il gruppo, sfruttando la sua carica comunicativa e la sua discreta conoscenza dell'inglese. La conversazione inizia parlando della situazione dei concerti nel nostro paese; da qui si passa alla Germania e Daniel non sembra molto soddisfatto: “Da molti punti di vista non ci si può lamentare, ma per quel che riguarda l'ambiente musicale è cresciuta l'apatia e sono diminuite le iniziative. Pochissime le autentiche novità, un problema che tocca anche la Gran Bretagna, d'altronde”. Entriamo così nel vivo del discorso.

2001: E come vanno le cose per i Popol Vuh?

Daniel Fichelscher: A questo punto siamo felici della nostra musica. Ma vorremmo che non fosse soltanto quieta, serena; c'interesserebbe, almeno in certi casi, renderla più poderosa, più incisiva. Questa tendenza s'é già manifestata nei nostri ultimi tre LP (“Seligpreisung”, “Einsjäger & Siebenjäger” e “Das Hohelied Salomos”) con l'introduzione della batteria in alcuni brani. Se su disco però ci sentiamo liberi di alternare a piacere pezzi meditativi ed altri più ricchi d'energia, dal vivo siamo costretti a operare una scelta precisa a seconda dei casi: quando abbiamo la possibilità di suonare in piccole sale, teatri, chiese, la formazione a tre risulta ideale (piano, chitarra e voce più qualche percussione); ma per i concerti all'aperto diventa necessario l'intervento almeno di una batteria e quindi di un quarto musicista, poiché non posso sovraincidere come sui dischi. La differenza è dovuta proprio alla diversa situazione: cambiano l'acustica e il numero di persone da raggiungere, e a quello che si perde in concentrazione bisogna ovviare espandendo la nostra musica, che è espressione di una vibrazione interiore; per far ciò serve una certa forza ritmica fornita dalla batteria.

2001: La cantante coreana Djong Yun non è più con voi...

Daniel Fichelscher: No, Djong è ora sposata e ha un figlio, perciò non è più disponibile per concerti e tournée. Adesso la nostra voce solista è Renate che proviene come me dagli Amon Düül II, gruppo di cui faceva parte fin dalla sua costituzione del 1969. Con lei s'é subito stabilita un'intesa perfetta.

2001: A quali crrenti musicali si può ricollegare la vostra musica?

Daniel Fichelscher.: Non credo vi siano riferimenti precisi. Ci basiamo essenzialmente sull'ispirazione, senza prefiggerci risultati particolari in una direzione o l'altra. Le influenze cui si è sottoposti sono tante, naturalmente, ma non solo musicali: molto dipende dalle persone che si conoscono, dai libri che si leggono. Per quanto mi riguarda ho comunque imparato molto dalla musica arcaica e rituale ( i pigmei, ad esempio) e da grandi artisti come Jimi Hendrix, John Coltrane, Charlie Parker, Billie Holiday e diversi altri: ho l'impressione che negli ultimi anni siano venute a mancare personalità altrettanto dotate di calore e di energia.
Dopo aver parlato con Daniel di altri argomenti (musica, politica, Rolf-Ulrich Kaiser), mi avvicino a Florian Fricke (tastiere), il fondatore dei Popol Vuh. Con lui è un po' difficile intendersi, ma mischiando inglese e tedesco, con Renate che interviene come interprete, riusciamo a spiegarci.

2001: “Das Hohelied Salomos” era apparso un po' ineguale nella scelta dei brani...

Daniel Fichelscher: Può darsi che non ti siano piaciuti i pezzi con la batteria. In realtà per noi si tratta di un problema importante, quello di rimettere ogni tanto i piedi a terra: “Hosianna Mantra” ad esempio era troppo “su”, troppo mistico. Per quanto riguarda la nostra impostazione religiosa, ti confermo che quello che c’interessa è una certa spiritualità che sta al fondo delle varie fedi. Questo mi ha spinto ad utilizzare essenzialmente strumenti acustici, per il loro potere evocativo; ma un altro motivo è stato il desiderio di reagire all'elettronica che ci circonda e ci condiziona. La svolta come sai è avvenuta con “Hosianna Mantra”, realizzato soltanto pochi mesi dopo la registrazione della colonna sonora di “Aguirre” che invece proseguiva decisamente nella direzione di “In The Gärten Pharaos”. Per lo stesso regista di “Aguirre”, Werner Herzog, dobbiamo realizzare nei prossimi mesi il commento musicale per un film sull'antico Egitto. E' un progetto che ci affascina e penso che ne uscirà una musica piuttosto diversa da quella degli ultimi dischi, anche perché useremo una particolare tecnica di registrazione per ottenere sonorità arcaiche.

Ultimi Giorni,
Ultime Notti

Mentre esce “Aguirre”, raccolta di pezzi risalenti a due differenti periodi della storia del Popol Vuh iniziano i preparativi per la pubblicazione in Italia del vero nuevo album del trio, il successore di “Das Hohelied Salomos”, registrato anch’esso per la United Artists. Il disco, che dovrebbe entrare in circolazione entro maggio, si initola “Letzte Tage - Letzte Nächte”(Ultimi giorni - ultime notti): ne ho potuto ascoltare una lacca con l’elenco del titoli, senza altre indicazioni. Da quanto ho sentito comunque risulta che l’LP è stato realizzato dal tre musicisti senza interventi esterni (e mi displce un poco che non sia stata proseguita la collaborazione con strumentisti indiani iniziata con “Das Hohelied Salomos”: avrebbe potuto condurre a buoni sviluppi ). “Letzte Tage - Letzte Nächte” fornisce unídea molto precisa di quello che sono ora i Popol Vuh dal vivo: lunghi strumentali affascinanti seppure un po’monotoni, interventi ben calibrati dell’accattivante voce di Renate, ma soprattutto una sorprendente fusione del suoni della chitarra di Daniel e delle tastiere (piano e organo) di Florian. L’affiatamento tra i due è veramente notevole.
La prima facciata dell’album propone quattro brani strumentali, con Fichelscher che si alterna alla chitarra e alle percussioni: soltanto in “Oh wie weit ist der Weg hinauf”(Quan’è lontana lúscita) l’unico pezzo in cui subentri un che di angoscioso alla serenità che caratterizza il disco, si inserisce brevemente la voce di Renate. Questa è invece presente in tutti i brani del secondo lato, indubbiamente più vario e interessante, in cui spiccano l’ipnotica “Kryie”, una breve cantilena orientaleggiante (“ Haram Dei Raram Dei Haram Dei Ra”) e la suggestiva “Letzte Tage - Letzte Nächte”, cantata in inglese. Senza apportare grandi novità, il nuovo LP vale e confermare le caratteristische principali assunte recentemente dalle sonorità e dalla personalità del gruppo e celebra felicementel’ingresso nella formazione della brave Renate.

Daniele Caroli

 

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