POPOL VUH
IL SUONO BIBLICO,
MA NON PIÙ,
TANTO

MENTRE ENRICO GREGORI
CI PARLA DI ‘AGUIRRE’, LAVORO
RISALENTE AD ANNI FA.
MA CHE SOLO ORA VEDE LA LUCE:
DANIELE CAROLI RIPORTA
UNA LUNGA INTERVISTA CON DANIEL
E FLORIAN, PER POI DARCI
L’ANTEPRIMA DEL REALE NUOVO ALBUM
DEI POPOL VUH CHE.
PROBABILMENTE, VEDRA’LA LUCE
ENTRO IL MESE DI MAGGIO.
DICE DANIEL: “SIAMO FELICI
DELLA NOSTRA MUSICA
MA CI INTERESSEREBBE RENDERLA
PIU’PODEROSA.....”


Aguirre

I Popol Vuh di oggi nascono con la svolta di ‘Seligpreisung’, album eccezionale pur nella sua contraddittorietà; ma poco interessa a Fricke e colleghi di rimanere sulle posizioni che valsero a sottolineare il gruppo come uno dei più originali e creativi degli anni ‘70 poiché evolversi nel tempo non vuoi sempre dire perdere credibilità. Sostanzialmente le scelte del gruppo tedesco vanno a cadere nella pace; nellámore e nella devozione intesa come riferimento spirituale ad un qualcosa di grande e meraviglioso che sembra definire la nostra esistenza, ma se questo processo appare evidente soltano da ‘Seligpreisung’in poi il motivo va ricercato essenzialmente nei nuovi colori di un ‘sound’ più fruiile ma, a tratti, più lirico. E si ha spesso la sensazione di venire a contatto con una materia poco definita come se i Popol Vuh volessero a tutti i costi dar vita a sonorità sfuggenti che rimangono nelle orecchie per pochi istnati e si succedono via via che il discorso musicale prendre consistenza anche se, in realtà, è solo il ricchissimo impasto sonoro che provoca una tale impressione.
E allora, come leggere il discorso dei Popol Vuh? Ritengo che sia elemento indispensabile prendere in considerazione la personalità e l’estrazione ,usicale dei componenti il gruppo che, a mio avviso, è il tipico esempio di riuscito incontro tra materiale umano tanto diverso. Florian Fricke, pèro, data la caratteristica impostazione del gruppo, appare la figura più determinante ai fini della costruzione vera e propria della musica in quanto proprio a lui si deve il meticoloso lavoro di ricerca tra le pagine dei vari Testi Sacri dai quali trae ispirazione per la stesura dei suoi canti.
Spostando il discorso su di un livello puramente tecnico non si pùo non notare il suo pianismo lucido e maestoso che dà vita a sonorità cristalline di indubbia efficacia senza mai cadere in preziosi ricami: il suo è uno stile che tende all’éssenziale ma che si rivela, ad esempio, il cardine di un’opera del calibro di “Hosianna Mantra” ove Fricke è bravissimo nell’offrice dei quadrette impressionistici lontani mille miglia dal calcolo estetico. Uno sguardo sia pure superficiale ai testi di “Seligpreisung”, colti interamente dal Vangelo di matteo, chiarisce immediatamente la figura del Fricke confessionista e completamente affascinato dalla liturgia cristina. La religione innanzitutto, ma espressa e manifestata dal tramite musicale. Il concetto della manifestazione o della rivelazione che dir si voglia, è al musicista particolarmente caro dato che in Aguirre troviame l’intera seconda facciata presa da una composizione alquanto interlocutoria initolata ‘Vergegenwartigung”che vuoi dire appunto rivelazione e che si basa su di un lavorio elettronico tenue e graduale proprio come l’atmosfera di una manifestazione divina. Ma protagonista importantissimo dell'odierno “suono” dei Popol Vuh è anche Daniel Fichelscher per mano del quale la musica del complesso tedesco acquista una sensibile fluidità che sarà elemento discriminante tra “Hosianna Mantra”, e le opere posteriori. Il chitarrista ha uno stile prettamente "weastcoastiano" che emerge non tanto nell'uso della chitarra acustica quanto nello strumento elettrico che Fichelscher adopera alla stregua dei vari Duncan e Cipollina, sfruttando gli intrecci armonici delle note alte giocando molto su tonalità limpide alla "Shandy Grove".
Dunque, Fichelscher e Fricke formano il nucleo centrale dei Popol Vuh che ritroviamo in “Einsjäger und Siebenjäger”, “Das Hohelied Salomos”e “Aguirre” che, in realtà, per essere usato come colonna sonora del film “Furore di Dio”, fu composto ed inciso tra i due lavori sunnominati. Ma prescindendo dalla collocazione cronologica del disco, si può dire che in “Aguirre” gli elementi del “suono” dei Popol Vuh ci sono tutti e vanno a confluire nel lirismo eccezionale già padrone di un'opera meravigliosa come “Seligpreisung”.
Però, a ben vedere, i Popol Vuh, almeno oggi, risultano il più atipico fra i gruppi tedeschi perché mentre i Tangerine Dream o i Kraftwerk semplificano il loro discorso rimanendo sempre nell'ambito della evanescenza dei “Corrieri Cosmici”, loro optano per un sound di tipo internazionale che coinvolge varie influenze e varie culture e che, tutto sommato, si presenta come la più concreta alternativa nel povero panorama attuale.

   Enrico Gregori

Intervista con Daniel & Florian

MILANO

Qualche tempo fa, i Popol Vuh sono stati a Milano per uno sfortunato concerto all'Università Statale. In quell'occasione per il gruppo tedesco era stato organizzato un incontro con la stampa e il chitarrista-batterista Daniel Fichelscher ha fatto un po' da portavoce per il gruppo, sfruttando la sua carica comunicativa e la sua discreta conoscenza dell'inglese. La conversazione inizia parlando della situazione dei concerti nel nostro paese; da qui si passa alla Germania e Daniel non sembra molto soddisfatto: “Da molti punti di vista non ci si può lamentare, ma per quel che riguarda l'ambiente musicale è cresciuta l'apatia e sono diminuite le iniziative. Pochissime le autentiche novità, un problema che tocca anche la Gran Bretagna, d'altronde”. Entriamo così nel vivo del discorso.
2001: E come vanno le cose per i Popol Vuh?
Daniel Fichelscher: A questo punto siamo felici della nostra musica. Ma vorremmo che non fosse soltanto quieta, serena; c'interesserebbe, almeno in certi casi, renderla più poderosa, più incisiva. Questa tendenza s'é già manifestata nei nostri ultimi tre LP (“Seligpreisung”, “Einsjäger & Siebenjäger” e “Das Hohelied Salomos”) con l'introduzione della batteria in alcuni brani. Se su disco però ci sentiamo liberi di alternare a piacere pezzi meditativi ed altri più ricchi d'energia, dal vivo siamo costretti a operare una scelta precisa a seconda dei casi: quando abbiamo la possibilità di suonare in piccole sale, teatri, chiese, la formazione a tre risulta ideale (piano, chitarra e voce più qualche percussione); ma per i concerti all'aperto diventa necessario l'intervento almeno di una batteria e quindi di un quarto musicista, poiché non posso sovraincidere come sui dischi. La differenza è dovuta proprio alla diversa situazione: cambiano l'acustica e il numero di persone da raggiungere, e a quello che si perde in concentrazione bisogna ovviare espandendo la nostra musica, che è espressione di una vibrazione interiore; per far ciò serve una certa forza ritmica fornita dalla batteria.
2001: La cantante coreana Djong Yun non è più con voi...
Daniel Fichelscher: No, Djong è ora sposata e ha un figlio, perciò non è più disponibile per concerti e tournée. Adesso la nostra voce solista è Renate che proviene come me dagli Amon Düül II, gruppo di cui faceva parte fin dalla sua costituzione del 1969. Con lei s'é subito stabilita un'intesa perfetta.
2001: A quali crrenti musicali si può ricollegare la vostra musica?
Daniel Fichelscher.: Non credo vi siano riferimenti precisi. Ci basiamo essenzialmente sull'ispirazione, senza prefiggerci risultati particolari in una direzione o l'altra. Le influenze cui si è sottoposti sono tante, naturalmente, ma non solo musicali: molto dipende dalle persone che si conoscono, dai libri che si leggono. Per quanto mi riguarda ho comunque imparato molto dalla musica arcaica e rituale ( i pigmei, ad esempio) e da grandi artisti come Jimi Hendrix, John Coltrane, Charlie Parker, Billie Holiday e diversi altri: ho l'impressione che negli ultimi anni siano venute a mancare personalità altrettanto dotate di calore e di energia.
Dopo aver parlato con Daniel di altri argomenti (musica, politica, Rolf-Ulrich Kaiser), mi avvicino a Florian Fricke (tastiere), il fondatore dei Popol Vuh. Con lui è un po' difficile intendersi, ma mischiando inglese e tedesco, con Renate che interviene come interprete, riusciamo a spiegarci.
2001: “Das Hohelied Salomos” era apparso un po' ineguale nella scelta dei brani...
Daniel Fichelscher: Può darsi che non ti siano piaciuti i pezzi con la batteria. In realtà per noi si tratta di un problema importante, quello di rimettere ogni tanto i piedi a terra: “Hosianna Mantra” ad esempio era troppo “su”, troppo mistico. Per quanto riguarda la nostra impostazione religiosa, ti confermo che quello che c’interessa è una certa spiritualità che sta al fondo delle varie fedi. Questo mi ha spinto ad utilizzare essenzialmente strumenti acustici, per il loro potere evocativo; ma un altro motivo è stato il desiderio di reagire all'elettronica che ci circonda e ci condiziona. La svolta come sai è avvenuta con “Hosianna Mantra”, realizzato soltanto pochi mesi dopo la registrazione della colonna sonora di “Aguirre” che invece proseguiva decisamente nella direzione di “In The Gärten Pharaos”. Per lo stesso regista di “Aguirre”, Werner Herzog, dobbiamo realizzare nei prossimi mesi il commento musicale per un film sull'antico Egitto. E' un progetto che ci affascina e penso che ne uscirà una musica piuttosto diversa da quella degli ultimi dischi, anche perché useremo una particolare tecnica di registrazione per ottenere sonorità arcaiche.

Ultimi Giorni,
Ultime Notti


Mentre esce “Aguirre”, raccolta di pezzi risalenti a due differenti periodi della storia del Popol Vuh iniziano i preparativi per la pubblicazione in Italia del vero nuevo album del trio, il successore di “Das Hohelied Salomos”, registrato anch’esso per la United Artists. Il disco, che dovrebbe entrare in circolazione entro maggio, si initola “Letzte Tage - Letzte Nächte”(Ultimi giorni - ultime notti): ne ho potuto ascoltare una lacca con l’elenco del titoli, senza altre indicazioni. Da quanto ho sentito comunque risulta che l’LP è stato realizzato dal tre musicisti senza interventi esterni (e mi displce un poco che non sia stata proseguita la collaborazione con strumentisti indiani iniziata con “Das Hohelied Salomos”: avrebbe potuto condurre a buoni sviluppi ). “Letzte Tage - Letzte Nächte” fornisce unídea molto precisa di quello che sono ora i Popol Vuh dal vivo: lunghi strumentali affascinanti seppure un po’monotoni, interventi ben calibrati dell’accattivante voce di Renate, ma soprattutto una sorprendente fusione del suoni della chitarra di Daniel e delle tastiere (piano e organo) di Florian. L’affiatamento tra i due è veramente notevole.
La prima facciata dell’album propone quattro brani strumentali, con Fichelscher che si alterna alla chitarra e alle percussioni: soltanto in “Oh wie weit ist der Weg hinauf”(Quan’è lontana lúscita) l’unico pezzo in cui subentri un che di angoscioso alla serenità che caratterizza il disco, si inserisce brevemente la voce di Renate. Questa è invece presente in tutti i brani del secondo lato, indubbiamente più vario e interessante, in cui spiccano l’ipnotica “Kryie”, una breve cantilena orientaleggiante (“ Haram Dei Raram Dei Haram Dei Ra”) e la suggestiva “Letzte Tage - Letzte Nächte”, cantata in inglese. Senza apportare grandi novità, il nuovo LP vale e confermare le caratteristische principali assunte recentemente dalle sonorità e dalla personalità del gruppo e celebra felicementel’ingresso nella formazione della brave Renate.

   Daniele Caroli

From: Ciao2001, nr.17, 1976