MUSICA E CALCIO, LA STESSA POESIA

Popol Vuh. Florian Fricke registra a Bari ‘Messa id Orfeo’in coproduzione con Time Zones


Florian Fricke, mente del gruppo tedesco Popol Vuh, è in questi giorni a Bari per completare la registrazione di un disco che uscirà a fine aprile. Nel disco sono contenute le musiche scritte per l’installazione tenutasi a Molfetta il 20 settembre nell’ambito della XIII edizione del festival Time Zones.

Come mai è tornato a Bari cosi presto?

“In verità quello che stiamo facendo in questi giorni potevamo farlo a Monaco nel nostro studio, molto più tranquillamente. Se devo essere sincero è proprio un sentimento d’affetto verso i componenti del coro che si è esibito con me quest’estate a Molfetta che mi ha fatto decidere di venire a Bari a completare il mio prossimo lavoro disocgrafico. Nella Chiesa Evangelica Battista e a Santa Scolastica, abbiamo incontrato gli splendidi giovani diretti dal maestro Bepi Speranza e con loro io e Frank Fiedler (l’altro componente dei Popol Vuh) abbiamo registrato le parti eseguite a Molfetta”.

Come si chiamerà il disco?

“Prodotto da Time Zones e dai Popol Vuh, il disco si chiamerà Messa di Orfeo e sarà una coproduzione italo-tedesca che spero porti in giro per il mondo un po’di questo fascino straniante che ho colto in quel labirinto-casbah che è il vecchio centro storico di Molfetta ed in quegli ulivi parlanti che ho visto ad Alberobello”.

In Italia dopo Time Zones, in molti vi hanno riscoperto.

“Si è vero. Prima di venire a Bari ci siamo fermati a Bergamo ed a Fano, dove ci hanno chiesto di studiare un progetto come quello di Time Zone. A luglio, a Fano, su richiesta del direttore artistico del festival Il violino e la selce Franco Battiato sempre in collaborazione con Time Zones, sarà realizzata un’altra di queste installazioni video sonore. In autunno un altro lavoro lo faremo in un chiostro di un vecchio monastero a Bergamo. Ad agosto invece ad Hagen, in Germania, ripeteremo integralmente Goodroom 1 to 5 (il lavoro andato in scena Molfetta) e sarà come il disco una produzione italiana presentata in una delle manifestazioni artistiche tedesche più importanti.”

In che direzione si muove il futuro dei Popol Vuh?

“Pensando al mito di Prometeo ci sta venendo in testa uno strano lavoro su luce e musica; la vacultà delle luci che ci brillano di fronte agli occhi, il brillio della merce che si fa desiderare pur accecandoci, non è vera. Ci piacerebbe rappresentare questi bagliori in musica e viceversa dare luce ai suoni. C`è una luce molto forte che quasi non riusciamo a vedere, e, dentro di noi, ci sono dei ‘giardini pleni di luce’ ”.

Fricke è uno di quegli artisti che hanno fortemente insistito sulla spiritualità della musica e nel contempo è un grande tifoso di calcio, del Bayern Monaco e naturalmente di .. Trappattoni.

“A Monaco tutti hanno amato il Trap. Trap ha portato, dopo tanti alti e bassi, un rinnovato senso di forza nella squadra e tra i tifosi qualcosa di molto “tedesco”, l‘orgoflio di sentirsi forti. Trappattoni è talmente realista da essere surrealista, proprio come diveca Bunuel del film Umberto D. Di De Sica.

Ma per uno come lei, cosi fortemente assoluto e spirituale, che cos’è il calcio?

“La mia generazione è cresciuta con il calcio, non quello in tv, quello giocato, fare gli snob significa prendersi in giro. Correre per ore dietro un pallone è sempre stata una cosa splendida e quando ho iniziato a suonare il piano mi sono accorto che le due cose si somigliavano molto: inseguire le note sulla tastiera mi dava la stessa sensazione.Con il calcio come con la musica si dimentica il tempo, il calcio è un fatto di straordinaria passionalità. Quando ripenso al mio passato, per esemplo, sono molte le immagini di straordinarie partite che qua e là riaffiorano. Con Herzog (il grande regista tedesco del quale Fricke è una sorta di “braccio armato” musicale, ndr) con cui sin da piccoli giocavamo insieme, mi ricordo benissimo delle strane partite che facevamo dopo 90 minuti giocati in maniera normale con l’arbitro. Continuavamo a giocare senza più nessuna regola o limite e vinceva chi alla fine riusciva ancora a correre. Una volta Werner, in una di queste strane ammucchiate, mentre stava per segnare, si fermò e tornò indietro per mettermi i tacchetti sulla mano. In ogni caso, lui mi è sempre piaciuto perché non ha mai accettato nessun compromesso. Nella vita, nel cinema e naturalmente nel calcio”.

Francesco Costantini


From: La Gazzetta di Bari, 9-2-1999